Se la delusione fosse una persona, sarebbe una mia grande amica. Dopo un periodo iniziale di odio e di repulsione, infatti, me la sono ritrovata accanto talmente tante volte, che ho cominciato a pensare che fosse addirittura simpatica. Una convivenza forzata che si è trasformata pian piano in una rassegnata sopportazione. Osservando tutto quello che mi lasciavo alle spalle, provando a immaginare cosa mai ci fosse oltre questa nebbia fitta che mi precede, ma soprattutto guardando chi avevo vicino, ho capito che la delusione non mi avrebbe mai abbandonata del tutto. Anche ora mentre scrivo, è qui vicino a me. E' tornata dopo un'assenza troppo breve, il 31 luglio scorso; l'ha mandata un mio caro amico. Prima mi seguiva da lontano, incerta sul da farsi, poi giorno per giorno si è avvicinata sempre più, e adesso eccola qua, nella mia camera che è diventata anche la sua. Mi ha confessato prima che per un po' di giorni si è molto annoiata, ma poi per fortuna è arrivata una scossa da qualcuno che mi sembra inutile nominare. Qualche tempo fa avevo avuto la brillante idea di provare ad ignorarla. Nulla di più sbagliato; e difficile. E' si, perche come tutte le donne, sa essere molto fastidiosa, e sa colpire dove fa più male. Quindi ora, quando mi ritrovo sola e non ho niente da fare, la ascolto, e ogni tanto le rispondo anche. E qualche volta sono riuscita perfino a farla stare zitta.
Una cosa buona la delusione l'ha fatta: mi ha aiutata a scrivere di nuovo.