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4月23日 La morteE' strano il modo in cui noi esseri umani ci aggrappiamo alle speranze nei momenti di maggior sconforto. La nostra mente riesce a trasformare tutto ciò che ci circonda in un segnale, senza che noi possiamo controllarla. Vi è mai capitato di vivere un amore non corrisposto? A me si. Allora, come non mai, mi coprii di ridicolo, convincendomi che ogni evento esterno fosse in realtà una dimostrazione empirica della mia tesi "Anche lui mi ama." Così ogni volta che mangiavo una mela, facevo in modo che il picciolo si staccasse al quarto giro, quando i miei messaggi non ricevevano alcuna risposta, era una prova evidente di un interesse troppo marcato che conduceva a un'inevitabile indecisione cronica; se il suo oroscopo diceva " Conoscerete una persona che vi farà battere di nuovo il cuore", quella persona sarei stata certamente io, e avremmo avuto un incontro talmente appassionante, che sarebbe stato come conoscerci di nuovo; se il mio diceva " Dolori reumatici", l'astrologo stava ovviamente tentando di dirmi che io e lui saremmo invecchiati insieme. Questa storia andò avanti per lungo tempo, fin quando un bel giorno mi accorsi di aver toccato il fondo, mi tirai su in piedi, e ricominciai a camminare con gli occhi aperti. E' altrettanto strano il modo in cui ciò che per qualcuno può avere un valore profondo, per qualcun altro sia invece talmente insignificante da essere considerato a malapena. Il valore che ognuno di noi attribuisce alle cose. La mia amica Chiara è abituata a cambiare casa da quand'era piccolina. E se oggi qualcuno le dicesse "Devi trasferirti", la sua reazione sarebbe strettamente legata al calcolo della convenienza del cambiamento. Quando qualcuno l'ha detto a me invece, la mia reazione è stata semplicemente non crederci. Dopo un'immediata crisi di panico, mi sono detta "Non è vero", e ho rimosso celermente quelle parole dalla mia memoria. Tutte le volte che il problema si ripresentava davanti ai miei occhi, io lo ignoravo completamente. Tutte quelle spie rosse che hanno iniziato a lampeggiare intorno a me, giorno dopo giorno, io sono riuscita a spegnerle, a coprirle, a fulminarle. L'ultima volta questa sera. Mentre camminavo per strada, da sola, mi sono subito accorta di come qualcosa non andasse. Non si vedevano le stelle, e si era alzato un vento freddo. Man mano che mi avvicinavo al cancello, ho cominciato a rallentare. Ho alzato gli occhi verso il palazzo: qualche luce accesa, qualche stendino, un paio di piante... solo il primo piano sembrava disabitato. Sono salita su casa, passando per il cortile,e non ho potuto fare a meno di notare un solo garage aperto, e vuoto. Non appena ho varcato la soglia di casa, poi, mi sono accorta che mia madre aveva pulito. A fondo. E mia madre non pulisce mai a fondo senza motivo. Sono andata in cucina; un biglietto da visita, " AGENZIA IMMOBILIARE". In camera mia tutti gli armadi chiusi, nessun vestito sulla sedia, il letto perfettamente rifatto. Mi sono spogliata di fretta, ho messo i pantaloni sulla sedia, i calzini li ho buttati per terra, il borsone vicino alla porta; ho spalancato l'armadio, ho aperto due cassetti, ho disfatto il letto, ho acceso il computer. Mi sento meglio. Ora mi domando come andrà a finire. Questo mio aggrapparmi a false speranze, ignorare l'evidente, occultare le prove, quanto a lungo potrà continuare? Non sarà per sempre. Se penso al giorno in cui tutto finirà, presto o tardi che sia, non sono sicura che riuscirò a sopravvivere. Si dice che non si può morire di un sentimento. Vero, se si intende la morte fisica. Ma quando la nostra anima è toccata nelle sue parti più intime, beh, rimarrà segnata all'infinito. Una cicatrice indelebile, che ci farà rivivere in eterno quel dolore. Non è forse questa una variante della morte? 3月11日 Un tappeto di ricordi.Ve l'ho mai detto che mia zia sa fare i tappeti? Ha imparato da ragazza, quando lei e la mamma vivevano ancora in Romania. Aveva la mia età, e lavorava in una fabbrica. Non è difficile immaginare che la vita in una fabbrica di tappeti rumena agli inizi degli anni '70 non fosse tutta rosa e fiori, però a zia piaceva quel lavoro. Era una passione. Realizzare un tappeto non è una cosa semplice; ci vuole concentrazione nel seguire il disegno, pazienza mentre si preparano i fili e la lana, forza per stringere i nodi, precisione, e senso estetico nell'accostare i colori, nel scegliere il verde num° 20 anzichè il 21. Zia Babi ha tutte queste qualità, e il duro lavoro non l'ha mai spaventata. Così quando si trasferì a Roma e raggiunse mia madre, nel 1988, mio padre seppe per caso che un'anziana signora vicina di mia nonna possedeva un telaio eredeitato da una vecchia zia, ma lo considerava soltanto uno spreco di spazio, quindi le offrì una cifra modesta per acquistarlo. La donna non ci pensò su due volte, e il giorno dopo il telaio era nella stanza di mia zia. Comprarono gomitoli e gomitoli di lana, tutti gli attrezzi necessari, si procurarono qualche disegno su carta millimetrata, e zia iniziò a lavorare tutte le sere, fino a notte fonda; aveva l'impressione, durante quelle ore, di non essere poi così lontana da casa, da sua madre. Qualche tempo dopo arrivai io, e zia trovò un appartamento in affitto qui vicino, dove si trasferì insieme a mia cugina Loredana, ma io l'ho sempre chiamata Tata. Naturalmente portò il suo telaio con sè. Gli anni trascorsero in fretta, Tata divenne una donna, ed io una bambina. Andavo ogni giorno a trovare zia, a volte con mamma, altre volte sola. Sebbene la strada che ci separava non fosse più lunga di 200 metri, e mia madre mi seguisse con lo sguardo dal balcone, io mi sentivo un'avventuriera in una giungla pericolosa, e quando arrivavo davanti a quel cancello marrone pieno di ruggine, un sorriso pieno di soddisfazione mi colorava il volto. Passavo pomeriggi interi lì, mangiavo cioccolata, guardavo la televisione, e giocavo sul divano mentre zia lavorava ai suoi tappeti. Mi offrivo sempre di aiutarla, ma mi stancavo dopo appena un paio di minuti. Accadde poi che i miei genitori decisero di cambiare i mobili della mia cameretta, e fecero coprire le mattonelle con il più costoso parquet in circolazione. Da subito mia madre iniziò a tormentarmi, ossessionata dai graffi che avrei potuto procurare al legno. Io non ero affatto contenta, ed espressi il mio disappunto a zia: " Non posso più giocare co' la casa delle Barbie, nemmeno co' Polly Pocket, mamma me sgrida sempre!". Zia allora mi guardò e disse: " Che dici se facciamo insieme un bel tappeto così puoi giocare in camera tua quanto vuoi?". Non avrei potuto essere più felice. Scelsi il disegno, delle semplici rose su sfondo chiaro, andammo a comprare lana verde, per le foglie, rosa antico per i petali, e panna per lo sfondo. Zia cominciò la sera stessa, e io appena potevo correvo da lei. Qualcosa però non andò come ci aspettavamo. Infatti, quando ormai il tappeto era quasi finito, la lana finì. Zia tornò in merceria, ma gli stessi colori non erano più disponibili. Nè là, nè in nessun altro dei negozi che visitammo successivamente. Allora zia e mia madre decisero di disfare l'ultima parte del tappeto e chiuderlo prima. Ma io non ci stetti. Volevo il mio tappeto gigante, e l'avrei avuto. "Fai co' gli altri colori." dissi. "Ma no, a mamma, è brutto!" rispose mia madre, supplichevole. Naturalmente vinsi io. Il mio tappeto è per un decimo di un rosa e di un verde completamente differenti dal resto; più accesi. Ed è bellissimo proprio per quello. E' unico. Sopra ci ho giocato con le Barbie, e con le Polly Pocket. Mi ci sono addormentata quando ero stanca, dopo un pomeriggio ai giardinetti. Ci ho fatto i compiti sdraiata a pancia sotto, ho scritto sul mio diario segreto, ho letto Harry Potter, ho pianto; mi ci sono sdraiata con le mie amiche, mi sono preparata per uscire la sera. Ci ho camminato tutte le notti, prima di dormire. E forse sarò una delle solite ragazzine che finiranno per affogare nei propri sogni eternamente adolescenziali, ma ho sempre immaginato che nell'album delle foto del mio matrimonio, ci sarebbe stata una foto di me, bellissima e radiosa in abito bianco, seduta sul mio tappeto, con l'imperfezione bene in vista, fra tutti i miei peluches, magari con le mie amiche, o con zia. Ho sempre pensato che quando i miei figli fossero venuti a trovare i nonni, avrebbero giocato proprio su quel tappeto. Ero sicura che fra tanto tempo, quando ormai questi anni saranno solo un lontano ricordo, sarei potuta tornare a casa, entrare in camera mia, chiudere la porta, sdraiarmi sul mio tappeto, e chiudere gli occhi; avrei giocato un po' con le bambole, avrei letto qualche pagina di Harry Potter, avrei mangiato con Chiara e Rayssa e poi avremmo nascosto le carte sotto al letto, per non farci scoprire da mia madre, avrei riposato dopo due ore a danza, avrei pianto perchè Davide non mi voleva; avrei dormito, senza sognare nulla. A quanto pare non sarà più possibile. E al solo pensiero, muoio dentro. Zia per tre anni non ha più fatto nessun tappeto. Un giorno ha smontato il telaio, l'ha messo via; "Occupa troppo spazio." ha tagliato corto quando le ho chiesto spiegazioni. Ma qualche mese fa, ho ritrovato per caso qualcosa che non ricordavo assolutamente di avere. Zia faceva anche i tappeti per le mie case di bambole. Ne ho ritrovati 5, meravigliosi, piccolissimi. Sono andata da lei. L'ho trovata che guardava la tv. Le ho detto: "Finchè io continuerò a ballare, tu continuerai a fare tappeti." Mi ha sorriso. Abbiamo preso i pezzi del telaio dallo sgabuzzino, e l'abbiamo rimontato. E' stato faticoso. Adesso zia ha ricominciato ad annodare i fili. Io non posso essere spesso accanto a lei, ma c'è Asia, la figlia di Tata, che ha preso il mio posto. Ed è molto più paziente e attenta di quanto non lo fossi io. Sua nonna le sta insegnando a fare i tappeti. Ed io ballerò per sempre.
2月28日 La quiete dopo la tempestaQuando arriva il temporale dopo un lungo periodo senza pioggia, nessuno rimane mai veramente indifferente. C'è chi sbuffa; c'è chi pensa con nostalgia al sole; c'è chi, contro ogni logica, osserva rapito il lampo e ha paura del tuono; e c'è chi, come me, crede che un bel temporale ogni tanto, sia vitale. Pulisce l'aria, lava le strade, sfoga la natura... e poi tutto come prima, anzi, meglio. Ma può succedere, che quello che all'inizio si presenta come un temporale, si trasformi in una tempesta, in un uragano. E quasi mai, dopo una tempesta o un uragano, le cose ritornano quelle di prima. Un fulmine colpisce un albero; resterà per sempre la cicatrice sul tronco. Il vento strappa via i fiori; non ricresceranno più. Qualche tegola si è staccata dal tetto di casa mia. Chi arriverà domani non noterà la bruciatura della corteccia; non saprà mai che in mezzo a quell'erba c'erano dei fiori; e penserà che le tegole mancanti siano la conseguenza di una mediocre gestione condominiale. Ma io non potrò mai dimenticare la tempesta. E anche quando rivedrò il sole, davanti ai miei occhi sarà tutto diverso. Però con un po' di tempo, sarò di nuovo serena. O forse no. Sento molto la tua mancanza. Penso a te ogni minuto, e la metà dei miei gesti è legata a te. Sei una costante della mia vita, e la tua assenza mi smarrisce.Vorrei raccontarti mille cose, ascoltarne duemila, e rivivere ancora le banalità di tutti i giorni. E pur di tornare alla normalità, sarei disposta a tutto, ma questo l'ho già dimostrato in passato... forse tu non l'hai mai apprezzato. Però stavolta è diverso. Mi sento affaticata, mi sembra aver lavorato per nulla. Ne è valsa la pena? Certo che si. Ora la mia anima insicura ha bisogno di conferme. Di stimoli e di conferme. Credevo che tu fossi disposta a darmene. Ora, dopo tutto, inizio ad avere seri dubbi. Ma adesso, dimmi, ti prego, cosa succederà? Tu non ci pensi mai? Non soffri anche tu, come me? Non vorresti cambiare le cose? E se si, perchè non fai niente? Non so nemmeno io a chi sto parlando. Probabilmente non leggerai, o ti sembrerà tutto un insieme di parole senza senso. Mi dispiace. Sento davvero la tua mancanza. 2月10日 Il primo amore non si scorda maiHo amato davvero una volta soltanto. Il giorno che lo conobbi, nemmeno me lo ricordo. Eravamo poco più che bambini, senza il minimo sentore di quello che sarebbe accaduto di lì a qualche anno. Fin da subito ebbi un debole per lui. Mi divertiva che le sue guance fossero sempre rosse, e trovavo adorabile la sua risata troppo rumorosa. Mi accorsi immediatamente che non gli ero indifferente, ma credevo fosse qualcosa di passeggero, visto che a quell'età i maschi cambiano idea con estrema facilità in quanto a ragazze. Invece nel giro di poco tempo la storia divenne di dominio pubblico. Lui ebbe la cattiva idea di confidarsi con i suoi amici, che naturalmente vennero da me a "metterci una buona parola". Lui era all'oscuro di tutto, non voleva che io sapessi nulla. Per me la notizia fu solamente una conferma a un mio pensiero maturato già da tempo; fu comunque un piacere, ma provai un fastidio tutt'altro che leggero dovuto al fatto che lui non si facesse avanti. Non pretendevo una dichiarazione d'amore ,sia chiaro, semplicemente avrei voluto che dopo tutti i segnali che gli avevo mandato, fosse stato lui a fare il passo decisivo. Col senno di poi, ho capito che sbagliai a giudicare quel mancato agire come segno di un interesse poco marcato; in realtà era proprio perchè l'interesse era sincero che lui non trovava mai il coraggio di farsi avanti. Col passare dei mesi la situazione si mantenne pericolosamente stabile. Entrambi fummo coinvolti in alcune storielle adolescenziali di poco conto e di breve durata. Eppure fra di noi non era ancora cambiato niente. O almeno, era quello che credevo. Scoprii infatti, solo molto tempo dopo, che lui iniziò a serbarmi rancore, perchè interpretò il mio comportamento come un rifiuto. In realtà il mio errore più grande, e che rimpiango profondamente, fu quello di comportarmi come una donna, anzichè come una ragazzina. Se avessi risposto a chi mi diceva in continuazione:"A Noè, o sai che je piaci a ******!" con un semplice:"Pure a me me piace lui...", invece di fare la sostenuta, probabilmente lui avrebbe trovato quel coraggio che, ahimè, non trovò. Venne poi un periodo in cui forze di causa maggiore, chiamiamole così, ci allontarano, ma non ci divisero mai del tutto. E poi venne il periodo dell'amore. O meglio, del mio amore. Mi innamorai perdutamente di lui, ma le cose non presero la piega che desideravo. Infatti, sebbene da parte sua l'attrazione rimase, il ragazzino che conoscevo si stava trasformando in uomo, e tutta l'innocenza, il candore e la spontaneità, si stavano lentamente tramutando in voglia di divertirsi, amore per la libertà e ormoni. I tre anni che seguirono furono un'altalena. Ci vediamo esco con lei scusami ti passo a prendere mi sono fidanzato silenzio usciamo ma non dirlo a nessuno ancora silenzio mi sono lasciato alle 9 sotto casa tua domani ti chiamo adesso le cose sono cambiate anche tu con me hai fatto così... come stai?... mi sono fidanzato... Tutta quest'instabilità produsse in me dei cambiamenti irreversibili. Persi la voglia di amare che ogni donna dovrebbe avere, la fiducia che riuscivo così facilmente a concedere scoppiò come una bolla di sapone, divenni consapevole della mia estrema fragilità, iniziai ad avere paura ad espormi e la mia insicurezza aumentò. In quel tempo la mia mente non riusciva neanche a formulare frasi come " Ne arriverà un altro, e sarà quello giusto." oppure "Vedrai che col tempo starai meglio." Mi sembrava la cosa più maleddetamente impossibile del mondo che un giorno io avrei smesso di amarlo. E se devo essere sincera non sono poi tanto sicura di averlo fatto. Quando lo vedo, o gli parlo, provo una sensazione vaga e indefinita, come direbbe un certo Giacomo. Prima mi sento felice, perchè forse non sarà più amore, ma lui per me sarà sempre una persona fondamentale con cui ho condiviso molto e che mi ha cambiata, anche se inconsapevolmente. Poi però mi rattristo, e per qualche giorno non faccio che pensarci. Ormai non ho più il desiderio di stare insieme a lui. Ma vorrei davvero che le cose fossero andate diversamente. E soprattutto spero che lui non si dimentichi mai di me, spero di continuare a incontrarlo ogni tanto e dirgli come stai, e vederlo sorridere. Perchè il suo sorriso, grazie a Dio, è rimasto quello di sempre. Il primo amore non si scorda mai... e forse non si smette mai di amarlo davvero.
1月28日 ChiaraHo conosciuto una bambina, si chiama Chiara. Ha i capelli biondi e ondulati, due grandi occhi azzurri e la pelle delicata. L'ho conosciuta in un giorno di pioggia, mentre mi domandavo qual'era la cosa giusta da fare. Avevo cercato di nascondermi perchè non avevo voglia di parlare con nessuno, ma lei mi si è avvicinata, e mi ha detto "Ciao, come ti chiami?". Io che avevo la testa tutta da un'altra parte e lo sguardo perso nel vuoto, ci ho messo un po' a realizzare che qualcuno avesse parlato. Dopo una manciata di secondi le ho risposto, e abbiamo iniziato a chiaccherare. Le ho chiesto dove fosse la sua mamma, e lei mi ha indicato una signora seduta non molto lontano da noi, che allattava un bambino appena nato. Mi ha detto che andava all'asilo, che ogni tanto litigava con una bimba riccia perche le rubava sempre il temperino; non aveva il fidanzatino, anzi quando le ho fatto questa domanda, mi ha risposto con un sonoro "Bleah!". Poi Chiara mi ha detto: "Perchè sei triste?" "Beh, non sono proprio triste," le ho risposto io con un sorriso, "però ho un po' di pensieri..." Ho cercato di spiegarle ,come si farebbe con una bimba di 5 anni, che non vado molto d'accordo con mamma e papà, che anche se mi spaventa, mi piacerebbe vivere da sola. E lei mi ha detto: "L'importante è che porti con te il tuo peluche preferito." Certo che lo porto con me Harry, detto er patata, senza di lui non riesco a dormire. "Chiara, ora devo proprio tornare al lavoro, mi dispiace tanto, sei proprio simpatica." "Grazie, anche tu sei un po' simpatica... tieni, prendi questo!" mi ha detto lei, porgendomi un sasso bianco, poco più piccolo di una noce. "Grazie, è un sassolino molto bello... " "Ma non è un sassolino, non vedi?!?! E' la pietra delle magie! Basta che la porti con te, e ti porta fortuna." "Grazie, è un regalo bellissimo! " "Uffa, non è un regalo...quando non ti serve più me la ridai." "Ah, va bene... Mi torni a trovare allora!" "Si, un giorno... Ciaoooooo!" Ed è corsa via. Da quel giorno non l'ho più incontrata. Ogni volta che vedo una bambina bionda faccio attenzione, ma non è mai lei. La pietra però la porto con me, e quelle poche volte che l'ho dimenticata, sono tornata indietro a prenderla. Ieri è successa una cosa strana. Ho rivisto la mamma di Chiara, sulla stessa panchina dove stava allattando quel giorno. Le sono andata vicino, e le ho chiesto di salutarmi Chiara. Mi ha detto "Signorina, forse mi confonde con qualcun altro." Le ho detto che no, non mi ero confusa, avevo conosciuto sua figlia qualche mese prima, proprio là, mentre lei allattava il fratellino. Mi ha risposto che quel bambino nella carrozzina era il suo unico figlio.
Chi sia realmente Chiara non lo so. So solo che ripenso ogni giorno alle sue parole. Ultimamente racconto spesso i miei dubbi a chi mi è vicino... ma un consiglio così originale non lo avevo mai ricevuto. Qualcuno mi dice metti da parte i tuoi soldi, qualcun altro è certo che presto tutto si risolverà, e mi chiede di pazientare ancora. E io, dopo averci riflettuto così tanto che non riesco quasi più ad associare le parole alle persone, ho deciso che l'unico consiglio che seguirò è proprio quello di Chiara. Harry è con me da sempre, mi aiuta a dormire serena; quando sono triste mi basta guardarlo per sorridere un po'. Harry è un orsetto, è la mia infanzia, è la bambina che vive in me. E Chiara aveva ragione: senza quella bambina non vado da nessuna parte.
12月30日 2008Esattamente un anno fa scrivevo queste parole: " I propositi per quest'anno so' anda' a balla tutte le sere, anda' a Riccione pure co Vovi e Mario, prende la maturità co un voto gajardo, continua a lavora' e concentramme sulla danza... naturalmente coi Marioni al mio fianco... Ma l'importante è che stamo tutte bene, e sempre insieme, il resto verrà da sè... co questo chiudo perchè è l'una meno venti e domattina tocca lavora'... " Ed è proprio così che è andata... tranne che per un punto. Inizierò da lì.
2008
Ricorderò per sempre quest'anno come l'anno della mia maturità, strettamente intesa come un esame scolastico, visto che la maturità vera e propria l'avevo raggiunta da un po'. E questo stramaledetto esame, coronamento di una carriera scolastica a dir poco singolare, durata la bellezza di 13 anni, lo ricorderò per sempre come la più grande delusione dei miei primi 19 anni di vita. Credo che questa sia la prima volta che ne parlo, o meglio, ne scrivo apertamente, senza scoppiare in lacrime o innervosirmi terribilmente. Proprio io che la scuola l'ho sempre odiata, che ho litigato con tutti gli insegnanti, che prendevo i voti migliori senza volerlo, che non me ne fregava un cazzo di come andavano i compiti e le interrogazioni, l'importante era che la campanella suonasse in fretta... insomma, proprio io, quando quella segretaria, la stessa che aveva preso 5 anni e mezzo prima i moduli della mia iscrizione, mi ha detto quel numero... beh, non c'ho capito più niente. Non ho salutato, sono corsa fuori, mi sono guardata i piedi, e ho capito che in quel posto non ci sarei più tornata; ho pianto, mentre mio padre mi diceva parole per rassicurarmi, ma senza volerlo peggiorava la situazione, e ho pianto di nuovo, e poi ancora. E poi ho pensato, riflettuto, ragionato, e ho cercato di capire se quella reazione fosse stata dettata dalla mia solita presunzione, oppure se fosse la conseguenza di un'ingiustizia; c'ho pensato tanto, ho trovato il coraggio di parlarne con chi era stato testimone, ho fatto un lucido riesame di quello che avevo visto io stessa, e sono arrivata alla rassegnata conclusione che io meritavo di più. Ora lo dico con serenità, non ho paura di sembrare quella che non si accontenta, che non sa mandare giù il rospo. Meritavo di più, e basta. Il problema non è comunque risolto, anzi. Non riesco a prendere in mano i miei libri, tutte le volte che quest'estate sono passata davanti scuola, non sono riuscita a non girarmi verso il mare. Ho provato per più di una volta a tornare là, ma a metà strada sono tornata indietro. E soprattutto, non sono riuscita a parlare con lei. Lei che ha finito di crescermi, che mi ha capita davvero e mi ha trattata di conseguenza, lei che mi ha voluto bene e spero me ne voglia ancora. Lei che mi ha insegnato a scrivere. La professoressa Gallio. Vorrei dirle così tante cose ma non so come dirgliele, nè tantomeno da dove cominciare. Probabilmente le scriverò una lettera, visto che a quanto pare solo scrivendo riesco ad aprirmi sul serio. Maturità a parte, questo 2008 è stato un anno intenso. All'inizio dell'anno mi sono riavvicinata a una persona, quel tanto che bastava a seppellire il rancore che aveva impolverato tutto l'affetto, e a capire che la fine di un amore non necessariamente corrisponde alla fine di tutto, come scioccamente mi ero convinta, lasciandomi trasportare da quel romanticismo smielato che è forse la mia rovina. Rivederlo io e lui soli, ascoltarlo parlare e guardarlo negli occhi, mi ha fatto lentamente comprendere che starci insieme non era più ciò che desideravo. Ma mi ha soprattutto permesso di sorridergli, di accarezzarlo e di scherzarci come quando eravamo ragazzini. Infatti anche se l'ho capito solo da poco, è di quel ragazzino che sarò sempre innamorata, delle sue guance troppo rosse, delle sue frasi fuori luogo, della sua risata troppo rumorosa... e se l'ho potuto rincontrare solo dopo aver smesso di desiderarlo come fidanzato, allora sto bene così. Mi manca, questo si, mi piacerebbe parlarci di più, vederlo ogni tanto... ma non tutto può andare come vorremmo, quindi per adesso meglio accontentarsi, poi un giorno chissà. Chi mi conosce anche minimamente, avrà di certo capito subito chi è il misterioso ragazzo di cui ho appena parlato... e immaginerà chi è quello di cui sto per parlare. Se a febbraio non facevo che ripetere di essermi presa una pausa da qualsiasi forma di vita maschile, almeno fino alla maturità, a marzo, più nolente che volente, avevo già cambiato idea. Una storia, se così la si può chiamare, molto breve, ma anche molto... vivace, oserei dire. Dopo un inizio titubante in cui non sapevo se lasciarmi andare oppure no, ci sono cascata con tutte le scarpe. "E' lui, è quello giusto, è come l'ho sempre voluto." non facevo che ripetermi mentre leggevo le sue belle parole, mentre lo guardavo. Ma ero anche un po' perplessa, era tutto troppo strano; io, sempre così sfortunata, mi ritrovo ad essere corteggiata da uno bello, uno con cui puoi fare un discorso serio, uno che ti riempie di complimenti, più grande, non i soliti coetanei che non fai in tempo a girarti e ci provano già con un'altra. Ma dopo aver pensato e ripensato, dopo essermi consultata a lungo con le mi amiche, mi sono detta ma si, siamo fiduciose, basta con tutta questa negatività... quelle sono state le mie ultime parole famose. Di lì a pochi giorni, mi ha dato buca una decina di volte, ha iniziato a trattarmi male, e mi ha cercata sempre meno, fino a che non è sparito del tutto. In un paio di mesi ho smesso di essere la sua "pisola"... e col senno di poi dico meno male. Per quanto eserciti tuttora un potenziale non indifferente su di me, se ripenso ai suoi comportamenti a dir poco bizzarri, mi convinco sempre più che avesse dei problemi abbastanza gravi. Queste sono state comunque, sentimentalmente parlando, le persone più importanti del mio 2008... e forse della mia vita in generale. Ho conosciuto anche altri ragazzi, qualcuno l'ho allontanato io, qualcun'altro m'ha allontanata lui, altri sono diventati dei buoni amici con cui parlare; ma tutti hanno lasciato un segno del loro passaggio, mi hanno arricchita, e ne sono molto felice. Spero solo di non perderli strada facendo. Dal punto di vista professionale il 2008 è stato l’anno della svolta; senza dilungarmi troppo, dico semplicemente di avere il mio lavoretto, e di essere finalmente diventata l’assistente di Morena… non potrei chiedere di più. L'ultimo capitolo del mio 2008, ma anche il più bello, è quello dei viaggi. Berlino, maggio '08. Il tanto desiderato camposcuola di 20 oche pettegole... e che camposcuola oserei dire. Una città stupenda, un'esperienza indimenticabile con quelle che sono state le mie compagne per 5 lunghi anni. E anche se ci sono voluti tutti e 5 gli anni per raggiungere un equilibrio... credo proprio che ne sia valsa la pena. Non è da tutti mettere su una bistroteca di successo dal nulla, o sbaglio?! E a chi qualche giorno fa mi ha detto di aver paura di perdermi di vista, ora rispondo: le cose basta volerle... io la nostra amicizia la voglio... e tu? E dopo Berlino.... Riccione 23-30/08/08. La settimana più perfettissimamente perfetta della mia vita. Solo noi 4, nessuno a dirci cosa fare, e quando farlo, nessuno a giudicarci, a rimproverarci, niente di niente. Eravamo solo noi, con le nostre scemenze, la nostra follia, senza pensieri, preoccupazioni... Residence Mareo, tutte le sere a ballare, fino alla mattina dopo, i chilometri a piedi, la spesa, preparare il pranzo, scegliamo cosa metterci, prestami quello, passami quell'altro, accendi la tv, spegni l'aria, corri guarda questo come sta ridotto, no macchè, mica so' ubriaca, mado', quello è proprio carino... vale la pena di vivere per una settimana così... Insieme, abbiamo scritto un altro pezzo della nostra storia... e me lo sono scritto anche sulla pelle. Perchè forse non glielo dimostro come dovrei a quelle matte, ma non mi importa se alla maturità non ho preso 90, non mi importa se in amore non me ne va bene una, o se dentro casa mia ogni giorno è una guerra... l'importante sono solo loro. Credo proprio di aver esagerato quest'anno... devo ricordarmi nel 2009, di non farmi succedere troppe cose interessanti, sennò poi chi legge tutta questa roba? Buon anno nuovo a chi ha avuto il coraggio e la pazienza di arrivare qui in fondo, che il 2009 sia per voi tutti un anno pieno di emozioni.
12月18日 A mio zioTEMA PARLA DI UNA PERSONA DELLA TUA FAMIGLIA CHE REPUTI SPECIALE Mio zio si chiama Francesco, ma tutti lo hanno sempre chiamato Franco. Lui è sempre di buon umore, non si lamenta mai, scherza e mi fa ridere. Gli piace l'estate, andare al mare, e spesso con i suoi amici va a mangiare fuori. Qualche volta mi ci ha portato, e anche se erano tutte persone grandi, mi sono divertita un sacco. Quando ero più piccola mi veniva a trovare tutte le domeniche. Veniva in bici perchè la macchina la odia. Saliva su, prendeva il caffè, parlava con papà di cose strane e difficili, poi mi stringeva, e mi baciava le guance, così forte che rimanevo rossa per cinque minuti buoni... io mi lamentavo sottovoce, ma lui mi regalava 5.000 lire, e io pensavo che in fondo quei baci non erano poi così terribili. Zio e papà sono molto diversi, ma lo capiresti lontano un chilometro che sono fratelli; hanno la stessa pelle scura, le stesse gambe magre, e soprattutto lo stesso naso a patata, come si dice a Roma... tutte cose che ho ereditato anche io, a differenza delle mie cugine, Paola e Valeria. Zio è innamoratissimo di mia zia, e lo stesso vale per lei. Si capisce da come si guardano e da come si prendono in giro. Mi ricordo quando a tavola bisticciavano, e zio si alterava... ma zia rimaneva calma, e alla fine era chiaro a tutti che la ragione ce l'aveva lei... allora zio sbuffava e brontolava, e zia mi guardava e mi faceva l'occhiolino, e io ridevo come una matta, e lui si arrabbiava ancora di più. Poi mi comprava sempre i giornali con i giochini in regalo. I miei preferiti erano quei pupazzetti gelatinosi che si tirano addosso al muro e ci rimangono appiccicati, ma mia madre non voleva che ci giocassi perchè diceva che dopo si sporcava il muro. E così una volta zio glielo disse, " Ma come sei pesante, ma che voi che se sporca! Daje a zio, tiralo là sur muro, famoje vede a sta befana de tu madre che se fa troppe paranoie!". Se entrate in camera da letto dei miei zii, potete vedere sopra il letto, a destra, proprio la parte dove dorme zio, il contorno di un omino con le braccia alzate e le gambe lunghissime. Con il tempo diventa sempre più nitido. C'è qualcosa che però devo ammettere; zio ha un enorme difetto: è della Lazio. Ebbene si, mio zio è un irriducibile. A 50 metri da casa sua c'è , neanche a farlo apposta, il club della Lazio. Ci va tutti i pomeriggi. Ogni volta che mangiavo a casa sua, zia mi faceva scendere a chiamarlo; io gli correvo incontro e gli urlavo "Zio è pronto, è pronto!", e lui mi prendeva al volo e diceva ai suoi amici." Scusate, m'è venuta a pia 'a mi regazza!" e tutti rispondevano "Che bella ragazza che c'hai!", e io sorridevo vanitosa. [...] Noemi Mastromichele VC Scuola Elementare Lido del Faro Fiumicino
Zio Franco è morto l'8 maggio del 2004. Una settimana prima papà mi disse " Vado a trovare zio." Io pensai che ci fosse qualcosa di strano, ma mai avrei potuto immaginare quello che stava per succedere. Nel giro di sette giorni lo ricoverarono, gli diagnosticarono una gravissima forma di leucemia, e dissero alla mia famiglia che gli rimanevano pochi giorni. Chiesi di vederlo, ma lui non volle. Mamma mi raccontò più tardi che era molto dimagrito, pallido, e faceva fatica a parlare; non voleva che io lo vedessi per l'ultima volta in quello stato. Avevo 14 anni, ed ero convinta di essere ormai una donna. Durante quella settimana mi resi conto di essere più piccola di una formica. Non sapevo come comportarmi, non avevo nessuno con cui parlare, non riuscivo a realizzare cosa stava accadendo. Per la prima volta fui costretta ad andare ad un funerale. Non sapevo che qualche anno più tardi, ne avrei visti due nel giro di 4 mesi. Fu anche l'unica volta che vidi mio padre piangere. Mia cugina Valeria era incinta del suo secondo figlio. Francesco è nato il 29 novembre dello stesso anno. Non ha mai conosciuto suo nonno, ma tutti non fanno altro che dirgli quanto gli somiglia. E lui, quando passa davanti alle sue foto, lo saluta sempre. Greta invece l'ha conosciuto, ma era così piccola che inizia a dimenticare. Nemmeno Lorenzo ha conosciuto zio, ma Paola lo ha abituato a mandare un bacio al cielo tutte le sere, prima di dormire. Qui sulla scrivania, ho una sua foto. Zio sta in Portogallo,indossa una maglietta bianca ed è abbronzatissimo, dietro di lui il mare blu e calmo. Anche io tutte le sere, lo guardo e gli sorrido. Gli ho detto tante volte che gli voglio bene davvero, che è stata un'ingiustizia di merda, che non ho avuto il tempo di reagire, di fare qualcosa... che mi manca tanto. Gli ho detto anche che il club della Lazio è sempre chiuso. Ogni anno, l'8 maggio, vado lì davanti, e mi siedo sul muretto. E dopo un po' vedo arrivare una bimba che corre incontro ad un uomo, e poi si allontanano insieme, felici. Tutte le volte che passo da quelle parti, mi giro senza accorgermene, verso quell'aquila dipinta sul muro, come se mi aspettassi di trovarlo seduto a leggere il Corriere dello sport, o a giocare a carte. Invece mi ritrovo a guardare una serranda tirata giù. E mi pervade un senso di vuoto. 12月12日 A valentina....Da quando sono nata, ho sempre vissuto in questa casa. La maggior parte dei miei ricordi sono chiusi fra queste mura. E' uno dei pochi luoghi in cui mi sento bene e al sicuro, anche se sono sola. Tutto qui dentro, solletica costantemente la mia memoria. Ora sono seduta sul divano del salone. Se alzo gli occhi, vedo un quadro. E' grande, ha una cornice opaca, color dell'oro. Una fortezza si staglia contro un cielo plumbeo, tutto intorno colline avvolte dalla foschia; l'acqua chiara e calma di un lago. Mi è sempre piaciuto questo quadro, con il grande disappunto di mia madre. Lei lo odiava. Ce lo aveva regalato una vecchia zia di mio padre, e lei era stata costretta ad appenderlo durante una cena di Natale, per fare "bella figura", come si dice sempre in questi casi. Non appena tutti se ne furono andati quella sera, mia madre si diresse verso la parete, si mise in punta di piedi, e allungò le braccia. Ma io le dissi no, mamma, lascialo, mi piace tanto, e dopo un breve battibecco, mamma se ne andò sbuffando, e ripromettendosi che avrebbe tolto quell'orrore dal muro il gorno dopo. La fortezza è ancora là. Ci vive una principessa, con il suo principe. Sono felici, si amano, e presto avranno un figlio. E in futuro ne avranno sicuramente degli altri. Nel lago poi, c'è una creatura. O meglio, qualcuno giura di averla vista. E nei boschi che circondano il castello, di notte, si sentono voci, risate, si vedono luci brillare. Da piccola ci andavo spesso. Mi piaceva guardare la principessa, con i suoi vestiti da sogno, le sue acconciature delicate; oppure andare anch'io al lago, scalza, e sentire l'acqua con i piedini. Non faceva mai troppo caldo laggiù, il sole non scottava e una brezza leggera mi accarezzava la pelle. Qui invece fa freddo. Sto congelando. E' quello che mi succede intorno che fa tutta quest'aria. Urla su urla, in continuazione, sempre le stesse. Io che sono stata cattiva. Una stronza. Perchè non ho il coraggio di parlare chiaramente. Allora sto pensando a mille scuse credibili, io che a inventare e a mentire sono una professionista, e mi dico, si, dopo risolvo tutto, e questo dopo non arriva mai. Poi questo dolore che ormai non mi lascia più, che è un dolore fisico, mi fa impazzire, e quasi mi sembra che stia salendo ogni mese di più verso il cuore. Forse perchè quando ti ritrovi ad avere tanti dolori diversi, poi si fondono in uno unico, terribile. E all'improvviso come un pugno nello stomaco, risento quella parola. Ma stavolta non è mamma a dirla; prima la diceva solo lei, e io nemmeno ci facevo caso. No, adesso l'ha detta papà.
"Vendiamo."
Mi rimbomba nella testa, e esce fuori, e sbatte contro i mobili, contro i muri, arriva fino al mio quadro,e lo fa tremare. Forse anche la principessa se n'è accorta. Forse l'ha capito che c'è qualcosa che non va. Che io mi sento morire. Mi vogliono portare via da casa mia. Non riesco più a muovermi, mi sembra di essere nuda in mezzo a una tempesta. Non sopporto l'idea di qualcun altro qui dentro. Che ne sanno gli altri di quello che è stato, dei miei ricordi, di quando giocavo con le Barbie sul tappeto, di quando rubavo la cioccolata e mi nascondevo sotto al tavolo, di quando piangevo al bagno perchè lui non mi voleva e facevo scorrere l'acqua per coprire il rumore, di quando ballavo con le cuffie nelle orecchie e la porta chiusa, o facevo le sfilate per il corridoio indecisa su cosa mettermi, di tutte le volte che abbiamo dormito in tre, delle notti da sola perchè mamma era partita e papà lavorava, delle sere d'estate sul balcone a mangiare le schifezze... non lo sanno. Nessuno può saperlo, soltanto io.
Da quando sono nata ho sempre vissuto in questa casa, ma a quanto pare qualcosa più grande di me, me la sta portando via. Però in cameretta, sulla parete di sinistra, sotto la carta da parati, c'è un segreto. La trasgressione di una bambina di quattro anni. Non l'ho detto a nessuno. E se davvero sarò costretta ad andarmene, il mio segreto lo lascio lì... un giorno riuscirò a tornare, e potrò rincontrarlo. Finalmente. 11月26日 Ricordi...Com'è strano ricordare. Basta un niente perchè il passato si impadronisca del tuo presente, perchè la tua schiena sia percorsa da un brivido di nostalgia, e i tuoi occhi si ritrovino spalancati di fronte allo scenario di un tempo ormai andato. E' quello che mi è successo questa sera. 25/11/08 h 22:30 Il Martedì, il Giovedì e il Sabato torno a casa distrutta, ma soddisfatta. Dopo il lavoro, vado direttamente a danza. Aiuto Morena con le bambine, ed è per me una gioia grandissima. Le amo tantissimo; le più piccoline, quanto mi fanno ridere... e le più grandicelle, che mi fanno venire in mente il mio di inizio... c'è Martina, che con quegli occhioni scuri e i capelli lisci, mi assomiglia troppo... c'è Roberta, che a volte mi chiedo se è pazza, ma poi mi ricordo di Daniela, e non posso fare a meno di sorridere... c'è Alessandra, sempre così seria e sulle sue, che pensa solo ad impegnarsi... Jada, che fa sempre e solo il contrario di quello che le dico, ma non riesco ad arrabbiarmi, e la riempirei di baci.... e poi c'è Aurora... Aurora così bella e così brava, Aurora che arriva prima e va via dopo, Aurora con quella presunzione, che cerco di combatterla, perchè è anche la mia... e lo so che non la porterà da nessuna parte, vorrei spiegarglielo che sarà solo fonte di guai, ma non capirebbe... e mi limito a rimproverarla, ma dopo qualche minuto sono lì ad accarezzarla. Oggi che è martedì è così che è andata più o meno. A dire la verità, sono più stanca del solito, perchè non ho dormito molto stanotte, e in palestra ho faticato un bel po'. Il mio corpo mi implora di ficcarmi sotto le coperte, che fra l'altro fa anche freddo qua, ma il mio cuore mi chiede di resistere un paio d'ore, finchè lui non torna. E diamo retta a questo cuore allora, tanto è sempre così che va a finire. Però devo trovare qualcosa da fare, se non voglio crollare sul pc. Cerco qualche gruppo interessante su Facebook.. e non so come, ma mi ritrovo ad essere fan di Pollon... e poi di Sailor Moon, di Ransie la strega, di Bia, di Denver... e mille altri ancora. E arriva quel brivido. E i miei occhi sono aperti sul 1992...
"Mamma, mamma! Mamma adesso la legge, adesso, adesso!" " Ma no a mamma, l'abbiamo spedita solo ieri, ci vorrà un po' di tempo..." "Ao, certo pure te nc'avevi niente da fa'... mo finchè questa nun legge 'sta letterina, stamo freschi... e chi l'aregge più a 'sta piattola!" Sento queste voci arrivare dall'altra stanza, l'ultima decisamente meno delicata rispetto alle prime due. So bene a chi appartengono. E so anche che quella letterina la cara Sonia, non l'avrebbe mai letta. Esco dalla cameretta, ed entro in salone. Vedo papà tornare in cucina. Mamma invece è ancora accucciata accanto a me, mi accarezza i capelli, pensando a un modo per far tornare il sorriso sul viso di una bambina troppo viziata. C'è ancora la tv vecchia... le poltrone sono dove oggi c'è il divano, e viceversa. Sul muro non c'è il quadro che ho dipinto in quarta elementare. Per terra c'è un tappeto giallo e blu, con Topolino, Pippo, Paperino e Pluto che giocano... il tappeto è grande all'incirca un metro per due... e pensare che allora ero convinta che fosse una delle cose più enormi mai fabbricate nell'universo; sopra il tappeto c'è un tavolino bianco di plastica molto piccolo, e una sedia gialla, di plastica anche lei. Una bimba di tre anni fissa lo schermo rapita. Ha i capelli scuri, liscissimi, fino alle spalle. Gli occhi grandi, marroni. Labbra carnose, piegate in un'espressione di disappunto. E due guancie troppo grandi. Indossa un pigiamino rosa, e una vestaglietta abbinata. Anche le pantofole abbandonate in fretta sul bordo del tappeto sono rosa. Mia madre e le sue manie. Sonia legge un paio di letterine. Noemi ascolta in silenzio, immaginando il momento in cui la letterina sarà la sua, e Sonia dirà il suo nome ad alta voce, e la saluterà, e le manderà un bacio. Mamma torna di là, va a lavare i piatti. Pubblicità. Un gioco dopo l'altro, li trovi tutti nei negozi La Giraffa. "Mamma io voglio questo!" "Pure questo mamma!" Lo ripeto per tutta la durata della pubblicità, anche con i giochi dei maschietti. E mamma dalla cucina mi dice sempre si, e papà sbuffa, perchè lo sa che è questione di giorni, e almeno la metà di quei giochi li troverò in cameretta subito dopo la scuola... lo guardo di sfuggita dal salone... com'è giovane... e un po' mi fa pena... vorrei dirgli tante cose... che gli voglio bene, che vorrei mi apprezzasse per quella che sono, che vorrei tornare indietro per essere di nuovo la sua bambina... "Simpatica e carina, è una bambolinaaaaaaaaa..." Noemi canta. Canta bene, è intonata. Si capisce che le piace. Vorrei che l'avesse capito anche qualcun'altro, ma quella è un'altra storia. Ransie combina sempre un sacco di guai. Lisa le mette i bastoni fra le ruote di continuo. E Paul è veramente bellissimo. Devo ammettere che ancora oggi quando lo guardo, mi fa un certo effetto. Mamma torna vicino a me. Mi ha portato un cioccolatino. Ero golosa già allora, lo vedo da come scarto la cioccolata. Ransie è finito, chissà cosa inizia ora. Mamma mi parla all'orecchio, per non farsi sentire da papà, che tanto non l'avrebbe sentita comunque perchè sta guardando il tg. "Che dici a mamma, se domani facciamo finta che non ci svegliamo, e te ne stai a casa... hai sentito fuori che freddo? Così giochiamo tutta la mattina..." Le sorrido, con un sorriso che non si addice affatto a una bambina di tre anni, complice di un imbroglio che si ripeterà troppe volte in futuro. La scuola non mi è mai piaciuta, e tanto meno piaceva a mia madre l'idea di separarsi da me, anche se solo per 4 ore. Mi siedo anch'io su quel tappeto che ormai non c'è più. Le guardo. Mamma ha i capelli cortissimi e la pelle più giovane. Ed è contenta, come io non la vedo da ormai troppo tempo. Noemi profuma. Sa di buono, di innocenza, di ingenuità, ha il cuore ancora intatto e l'anima trasparente; Noemi non conosce la cattiveria e non ha niente per la testa. Noemi piange. Io piango. Perchè vorrei rimanere nel 1992 per sempre, perchè andava tutto bene, perchè ero felice. Iniziano i Power Rangers. Chissà che ora è. Meglio tornare. Mi alzo, guardo un'ultima volta il mio tappeto. Mi giro, cammino verso la cameretta. Sono di fronte al computer; è mezzanotte e mezza. Mi sporgo dalla sedia e guardo il salone. La luce è spenta. Non c'è più nessuno.
11月20日 mah24/10/2008, Ven. h 18:08 Torno a casa dopo una giornata di lavoro. Sveglia alle 9:00, turno con una delle mie migliori amiche, e con quelli che ormai sono diventati parte della mia famiglia. Arrivano le quattro del pomeriggio, ecco che arriva Chiara, e andiamo noi 3 a prenderci un tè caldo. Che si fa questa sera? Decidiamo per il cinema, il film che è uscito oggi, quello nuovo con Ben Stiller, uno dei pochi attori che mi fa sempre ridere... e anche il trailer del film promette bene. Chiamiamo subito Rayssa, che non è insieme a noi perchè ha scuola guida. Va bene anche per lei, meno male. Un'altra mezz'ora a Parco Leonardo e ci lasciamo. "Ci sentiamo dopo allora, ne'!" "Si, fe', così ci mettiamo bene d'accordo per l'ora!". E via verso casa, insieme a Azzurra, la moglie di Angelo, uno dei miei colleghi, che lavora al negozio di Alviero Martini. In macchina racconta a me e a Chiara, che oggi ha dovuto lottare co un milanese, uno di quei tipi snob, che credono di sapere tutto della vita, che ti guardano dall'alto in basso e sono convinti di essere superiori solo perchè sono del nord. Come se non fosse sempre di Italia che stiamo parlando. Questo tipo insomma pretendeva che Azzura gli facesse il 25 % di sconto su una borsa che costava 322 euro. Ha insistito fino alla nausea, senza capire che le semplici commesse non hanno queste libertà. E alla fine ha anche avuto il coraggio di dire che "con 322 euro a Milano, vado da Louis Vuitton e, hai voglia a shopping!". Si, certo, l'importante è crederci. Comunque, una volta a casa mi spoglio, mi metto comoda. C'é papà soltanto, è di buonumore. Dice che sta arrivando il temporale. Gli sorrido e dentro di me penso "basta che non piova domani...". Accendo il pc, per controllare Netlog e Msn. Tutto tranquillo. Decido di mettermi un po' a letto. Ma non mi alzo dalla sedia della scrivania, rimango per qualche secondo a fissare la homepage di Netlog... Messaggi. E non so perchè lo faccio, ma clicco lì sopra, e vado indietro, settembre, luglio, maggio, aprile... e marzo. xx ha inviato: ah si si la conosco io lavoravo a fiumicino... io ho inviato: si si... xx ha inviato: penza te... io ho lavorato x il padre fino all altra settimanapoi m sn aperto un negozio x fatti miei... cmq piacere ****** io ho inviato: ah ho capito... piacere mio noemi xx ha inviato: insomma 6 di fiumicino? io ho inviato: si si... te de do sei? xx ha inviato: *****...cmq mazza qnt 6 carina morenita io ho inviato: e te tr gentile.... xx ha inviato: e insomma conosci tutta la comitiva de sfollati è... E che non volevo? Volevo eccome... e dopo qualche tempo avrei voluto anche di più... e se devo essere sincera vorrei ancora adesso. Era il 18 marzo, ora di cena. Non immaginavo nemmeno lontanamente quello che sarebbe successo. Quel periodo c'era qualcun'altro nei miei pensieri. E mai avrei pensato che sarebbe stato proprio lui a farmi cambiare direzione. Non pensavo nemmeno che le cose sarebbero andate così...come potrei dire... di merda. Un'altra batosta, un'altra presa in giro. Una storia che non è mai iniziata, ad essere onesti. Eppure dopo tutto questo tempo ancora ci penso. E mi rattristo. E vorrei non aver mai risposto a quel messaggio. Perchè una persona così l'avrei voluta al mio fianco, ma non sono riuscita a farcela stare. Sono le 18:40. Ora sono sola a casa, è tutto buio intorno. Sono riuscita a scrivere dopo tanto tempo. Ci è riuscito lui a farmi scrivere, e dire che nemmeno l'ho rivisto. Leggere il tuo nome ancora mi fa effetto. 9月9日 Per te,,,Non sarà il buio a far dormire la mia anima
8月31日 Riccione 2008Questo è il mio blog, e qui scrivo tutto quello che mi succede, che mi passa per la testa, i miei pensieri... Ieri sera sono tornata a Roma dopo una settimana a Riccione con 3 delle mie migliori amiche... e in teoria dovrei raccontare di questa vacanza... in pratica non lo farò. Sono successe così tante cose che dovrei scrivere fino a stasera, e poi le voglio tenere solo per noi... mi limito a ringraziare Mario, Nuccia e Vovi... tutti i mattacchioni di Roma che abbiamo conosciuto, in particolare Moreno e Claudio, spero di rincontrarli XD... salutiamo anche Fulvio direi, poi Eva, che come dice il caro Lady, uno ne dava e cento ne prendeva... poi voglio dire a Vovi di non preoccuparsi, che di Starlight freschi e genuini il mondo è pieno... Paolo e Eleonora, la coppia più bella del mondo... ricordiamoci la manovra che ho fatto per pagare un euro in meno sul taxi... e soprattutto voglio dire a Uga che se c'è stato qualcosa di negativo questa settimana... beh, è stata la sua assenza. Un bacio a tutti quelli che hanno reso questi giorni perfetti... ci vediamo sabato @SPAZIO ZERO (grazie ale' che m l'hai detto ;) )
Ah, mi stavo dimenticando... da oggi sono imbENZINAta XD
8月18日 InstabileINSTABILE. Chi ha inventato questa parola si è ispirato alla mia vita sentimentale. Per gli ultimi tre anni sul mio cuore c'era scritto un nome, uno solo. Il problema è che sul suo non c'era scritto il mio. E tralasciando le varie sofferenze, la disperazione, le lacrime, e tutto ciò che più si addice a un amore non corrisposto coi fiocchi, dopo tre anni è successo quello che non mi sarei mai aspettata. Non lo amo più. E' la prima volta che lo dico. Rimane l'affetto, rimane che come ho amato lui non ho mai amato nessuno, ma non sento più quello che sentivo prima, fino a qualche mese fa. E ironia della sorte, tutto questo è capitato proprio quando lui ha iniziato a tornare verso di me. Non con intenzioni serie, sia chiaro, ma è pur sempre ricomparso. E io, che a lui rimarrò legata in eterno, a dirgli di lasciarmi in pace, proprio non ci riesco. E se mi bacia, non mi scanso, se vuole di più, invento scuse, ma non sono mai sincera. Non gliel'ho detto che quando le sue labbra mi sfiorano mi sembra di baciare un vecchio amico, e non mi manca più l'aria come una volta... Non gliel'ho detto che se prima dicevo di no era perchè avevo il terrore che poi se ne sarebbe andato di nuovo, e adesso invece è perchè semplicemente non ne ho la minima voglia. Non gliel'ho detto perchè non gli interessa, perchè non capirebbe. Non l'ho mai detto a nessuno. Perchè la verità è che da quando non lo amo più mi manca la terra sotto i piedi. Volente o nolente, è stato il mio punto di riferimento, e adesso non so più che cosa voglio. O meglio, lo so benissimo, ma sono arrivata alla conclusione che non lo troverò mai. Vorrei sincerità, nient'altro. Per quanto nel farlo io stia uccidendo la mia presunzione e il mio orgoglio, devo ammettere che in vita mia non ho MAI conosciuto un ragazzo che avesse rispetto per me e che non mi prendesse in giro. Da quando sono cresciuta mi sono "sentita", come si dice oggi, con quelli che mi sono sembrati un milione di ragazzi. E si sono tutti comportati male. Cazzate su cazzate, chi è sparito da un giorno all'altro, chi ha iniziato a trattarmi male all'improvviso... comportamenti che è inutile descrivere, ma che veramente, non hanno un senso logico. Se vuoi scopare e basta, dillo. Se non vuoi più sentirmi, di pure questo. Se ti piace un'altra, idem. Ma che bisogno c'è di impazzire così. Per quanto io pensi e ripensi, trovando mille possibili spiegazioni per tutto, questo proprio non riesco a capirlo. Le mie amiche mi hanno detto che ogni volta va a finire così perchè mi piacciono sempre i ragazzi sbagliati. Ma possibile che in tutto questo tempo non abbia trovato un ragazzo normale? Mia madre dice che è perchè gli uomini sono tutti uguali (stronzi). Nulla di più vero. Ma possibile che io non sia mai interessata sul serio a nessuno? A questo punto non posso fare a meno di pensare che molto probabilmente il problema sono io. 8月13日 La delusione
8月1日 Diario di un compleanno.Un'altro compleanno se n'è andato e non ritorna più...
E non potrei essere più felice di così.
Anche se qualcosa non è andato proprio come avrei voluto. Io mi ricordo i compleanni di tutti, aspetto la mezzanotte per fare gli auguri, eppure in pochi si ricordano di me. Ma c'è una persona che gli auguri non me li ha fatti, da cui però non me lo sarei mai aspettato... da adesso non sprecherò più messaggi per tutti, questo è poco ma sicuro. E poi la mia mamma, che ultimamente non so più come prenderla, anche oggi non è stata molto... diciamo, "amichevole"... ma vabbè, le passerà anche questa. E infine, come ultima fra le cose negative, l'assenza di due signorine che mi hanno fatto arrabbiare, ma mi mancano tanto... Si, è vero, alcuni comportamenti li trovo scorretti, ma è la nostalgia ad avere la meglio. Ah, quasi dimenticavo, il mal di gola! Proprio stanotte ha iniziato a tormentarmi...
Passiamo però a tutto il resto, che è molto meglio! Innanzitutto, a mezzanotte sono arrivati un po' di messaggi strappalacrime... Stamattina poi, mi sono svegliata con un mazzo di rose vicino al letto, il biglietto diceva più o meno così:
"GODITI LA GIORNATA DI OGGI, E CHE DOMANI SIA SEMPRE MIGLIORE.
BUON COMPLEANNO,
MAMMA E PAPA'."
-Papà, che mi ha regalato i fiori;
-Mamma, un motivo non c'è, ma è sempre mamma;
-Dedi, Tata, Valeria, Paola, Zoli, Andi e figli vari;
-Zia Emma che mi ha regalato la vacanza;
-Tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, in particolare Ele e Anna;
-Zia, l'unica che mi ha fatto scartare qualcosa;
-Giorgia e Rony, che sono state con noi;
-Bebba, che per fortuna abbiamo fatto pace;
- La mia vita, che si chiama Chiara, Federica, Rayssa e Giulia, che ogni anno le stresso perchè questi compleanni li faccio sembrare l'avvenimento del secolo, ma loro riescono sempre a sorprendermi...
-Babi e Paolo, senza di loro non ci sarebbe stata nessuna serata magnifica;
- e infine, un ringrazmento speciale va a Italo, che accetta di sopportare questa banda di sceme.
Ora è tempo di dare la buonanotte a chiunque abbia avuto la forza di leggere fino alla fine.
E speriamo che questo mio anno nuovo sia sempre migliore, come ha detto il mio papà.
UN NUOVO ANNO PORTA UNA NUOVA FELICITA',
GUARDA AVANTI E NON INDIETRO.
7月31日 31 LUGLIO
7月23日 vita nuova, blog nuovo
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