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E se leggendo questi titoli penserete che io sia una ragazzina... beh, sono fiera di esserlo.
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23 April La morteE' strano il modo in cui noi esseri umani ci aggrappiamo alle speranze nei momenti di maggior sconforto. La nostra mente riesce a trasformare tutto ciò che ci circonda in un segnale, senza che noi possiamo controllarla. Vi è mai capitato di vivere un amore non corrisposto? A me si. Allora, come non mai, mi coprii di ridicolo, convincendomi che ogni evento esterno fosse in realtà una dimostrazione empirica della mia tesi "Anche lui mi ama." Così ogni volta che mangiavo una mela, facevo in modo che il picciolo si staccasse al quarto giro, quando i miei messaggi non ricevevano alcuna risposta, era una prova evidente di un interesse troppo marcato che conduceva a un'inevitabile indecisione cronica; se il suo oroscopo diceva " Conoscerete una persona che vi farà battere di nuovo il cuore", quella persona sarei stata certamente io, e avremmo avuto un incontro talmente appassionante, che sarebbe stato come conoscerci di nuovo; se il mio diceva " Dolori reumatici", l'astrologo stava ovviamente tentando di dirmi che io e lui saremmo invecchiati insieme. Questa storia andò avanti per lungo tempo, fin quando un bel giorno mi accorsi di aver toccato il fondo, mi tirai su in piedi, e ricominciai a camminare con gli occhi aperti. E' altrettanto strano il modo in cui ciò che per qualcuno può avere un valore profondo, per qualcun altro sia invece talmente insignificante da essere considerato a malapena. Il valore che ognuno di noi attribuisce alle cose. La mia amica Chiara è abituata a cambiare casa da quand'era piccolina. E se oggi qualcuno le dicesse "Devi trasferirti", la sua reazione sarebbe strettamente legata al calcolo della convenienza del cambiamento. Quando qualcuno l'ha detto a me invece, la mia reazione è stata semplicemente non crederci. Dopo un'immediata crisi di panico, mi sono detta "Non è vero", e ho rimosso celermente quelle parole dalla mia memoria. Tutte le volte che il problema si ripresentava davanti ai miei occhi, io lo ignoravo completamente. Tutte quelle spie rosse che hanno iniziato a lampeggiare intorno a me, giorno dopo giorno, io sono riuscita a spegnerle, a coprirle, a fulminarle. L'ultima volta questa sera. Mentre camminavo per strada, da sola, mi sono subito accorta di come qualcosa non andasse. Non si vedevano le stelle, e si era alzato un vento freddo. Man mano che mi avvicinavo al cancello, ho cominciato a rallentare. Ho alzato gli occhi verso il palazzo: qualche luce accesa, qualche stendino, un paio di piante... solo il primo piano sembrava disabitato. Sono salita su casa, passando per il cortile,e non ho potuto fare a meno di notare un solo garage aperto, e vuoto. Non appena ho varcato la soglia di casa, poi, mi sono accorta che mia madre aveva pulito. A fondo. E mia madre non pulisce mai a fondo senza motivo. Sono andata in cucina; un biglietto da visita, " AGENZIA IMMOBILIARE". In camera mia tutti gli armadi chiusi, nessun vestito sulla sedia, il letto perfettamente rifatto. Mi sono spogliata di fretta, ho messo i pantaloni sulla sedia, i calzini li ho buttati per terra, il borsone vicino alla porta; ho spalancato l'armadio, ho aperto due cassetti, ho disfatto il letto, ho acceso il computer. Mi sento meglio. Ora mi domando come andrà a finire. Questo mio aggrapparmi a false speranze, ignorare l'evidente, occultare le prove, quanto a lungo potrà continuare? Non sarà per sempre. Se penso al giorno in cui tutto finirà, presto o tardi che sia, non sono sicura che riuscirò a sopravvivere. Si dice che non si può morire di un sentimento. Vero, se si intende la morte fisica. Ma quando la nostra anima è toccata nelle sue parti più intime, beh, rimarrà segnata all'infinito. Una cicatrice indelebile, che ci farà rivivere in eterno quel dolore. Non è forse questa una variante della morte? 11 March Un tappeto di ricordi.Ve l'ho mai detto che mia zia sa fare i tappeti? Ha imparato da ragazza, quando lei e la mamma vivevano ancora in Romania. Aveva la mia età, e lavorava in una fabbrica. Non è difficile immaginare che la vita in una fabbrica di tappeti rumena agli inizi degli anni '70 non fosse tutta rosa e fiori, però a zia piaceva quel lavoro. Era una passione. Realizzare un tappeto non è una cosa semplice; ci vuole concentrazione nel seguire il disegno, pazienza mentre si preparano i fili e la lana, forza per stringere i nodi, precisione, e senso estetico nell'accostare i colori, nel scegliere il verde num° 20 anzichè il 21. Zia Babi ha tutte queste qualità, e il duro lavoro non l'ha mai spaventata. Così quando si trasferì a Roma e raggiunse mia madre, nel 1988, mio padre seppe per caso che un'anziana signora vicina di mia nonna possedeva un telaio eredeitato da una vecchia zia, ma lo considerava soltanto uno spreco di spazio, quindi le offrì una cifra modesta per acquistarlo. La donna non ci pensò su due volte, e il giorno dopo il telaio era nella stanza di mia zia. Comprarono gomitoli e gomitoli di lana, tutti gli attrezzi necessari, si procurarono qualche disegno su carta millimetrata, e zia iniziò a lavorare tutte le sere, fino a notte fonda; aveva l'impressione, durante quelle ore, di non essere poi così lontana da casa, da sua madre. Qualche tempo dopo arrivai io, e zia trovò un appartamento in affitto qui vicino, dove si trasferì insieme a mia cugina Loredana, ma io l'ho sempre chiamata Tata. Naturalmente portò il suo telaio con sè. Gli anni trascorsero in fretta, Tata divenne una donna, ed io una bambina. Andavo ogni giorno a trovare zia, a volte con mamma, altre volte sola. Sebbene la strada che ci separava non fosse più lunga di 200 metri, e mia madre mi seguisse con lo sguardo dal balcone, io mi sentivo un'avventuriera in una giungla pericolosa, e quando arrivavo davanti a quel cancello marrone pieno di ruggine, un sorriso pieno di soddisfazione mi colorava il volto. Passavo pomeriggi interi lì, mangiavo cioccolata, guardavo la televisione, e giocavo sul divano mentre zia lavorava ai suoi tappeti. Mi offrivo sempre di aiutarla, ma mi stancavo dopo appena un paio di minuti. Accadde poi che i miei genitori decisero di cambiare i mobili della mia cameretta, e fecero coprire le mattonelle con il più costoso parquet in circolazione. Da subito mia madre iniziò a tormentarmi, ossessionata dai graffi che avrei potuto procurare al legno. Io non ero affatto contenta, ed espressi il mio disappunto a zia: " Non posso più giocare co' la casa delle Barbie, nemmeno co' Polly Pocket, mamma me sgrida sempre!". Zia allora mi guardò e disse: " Che dici se facciamo insieme un bel tappeto così puoi giocare in camera tua quanto vuoi?". Non avrei potuto essere più felice. Scelsi il disegno, delle semplici rose su sfondo chiaro, andammo a comprare lana verde, per le foglie, rosa antico per i petali, e panna per lo sfondo. Zia cominciò la sera stessa, e io appena potevo correvo da lei. Qualcosa però non andò come ci aspettavamo. Infatti, quando ormai il tappeto era quasi finito, la lana finì. Zia tornò in merceria, ma gli stessi colori non erano più disponibili. Nè là, nè in nessun altro dei negozi che visitammo successivamente. Allora zia e mia madre decisero di disfare l'ultima parte del tappeto e chiuderlo prima. Ma io non ci stetti. Volevo il mio tappeto gigante, e l'avrei avuto. "Fai co' gli altri colori." dissi. "Ma no, a mamma, è brutto!" rispose mia madre, supplichevole. Naturalmente vinsi io. Il mio tappeto è per un decimo di un rosa e di un verde completamente differenti dal resto; più accesi. Ed è bellissimo proprio per quello. E' unico. Sopra ci ho giocato con le Barbie, e con le Polly Pocket. Mi ci sono addormentata quando ero stanca, dopo un pomeriggio ai giardinetti. Ci ho fatto i compiti sdraiata a pancia sotto, ho scritto sul mio diario segreto, ho letto Harry Potter, ho pianto; mi ci sono sdraiata con le mie amiche, mi sono preparata per uscire la sera. Ci ho camminato tutte le notti, prima di dormire. E forse sarò una delle solite ragazzine che finiranno per affogare nei propri sogni eternamente adolescenziali, ma ho sempre immaginato che nell'album delle foto del mio matrimonio, ci sarebbe stata una foto di me, bellissima e radiosa in abito bianco, seduta sul mio tappeto, con l'imperfezione bene in vista, fra tutti i miei peluches, magari con le mie amiche, o con zia. Ho sempre pensato che quando i miei figli fossero venuti a trovare i nonni, avrebbero giocato proprio su quel tappeto. Ero sicura che fra tanto tempo, quando ormai questi anni saranno solo un lontano ricordo, sarei potuta tornare a casa, entrare in camera mia, chiudere la porta, sdraiarmi sul mio tappeto, e chiudere gli occhi; avrei giocato un po' con le bambole, avrei letto qualche pagina di Harry Potter, avrei mangiato con Chiara e Rayssa e poi avremmo nascosto le carte sotto al letto, per non farci scoprire da mia madre, avrei riposato dopo due ore a danza, avrei pianto perchè Davide non mi voleva; avrei dormito, senza sognare nulla. A quanto pare non sarà più possibile. E al solo pensiero, muoio dentro. Zia per tre anni non ha più fatto nessun tappeto. Un giorno ha smontato il telaio, l'ha messo via; "Occupa troppo spazio." ha tagliato corto quando le ho chiesto spiegazioni. Ma qualche mese fa, ho ritrovato per caso qualcosa che non ricordavo assolutamente di avere. Zia faceva anche i tappeti per le mie case di bambole. Ne ho ritrovati 5, meravigliosi, piccolissimi. Sono andata da lei. L'ho trovata che guardava la tv. Le ho detto: "Finchè io continuerò a ballare, tu continuerai a fare tappeti." Mi ha sorriso. Abbiamo preso i pezzi del telaio dallo sgabuzzino, e l'abbiamo rimontato. E' stato faticoso. Adesso zia ha ricominciato ad annodare i fili. Io non posso essere spesso accanto a lei, ma c'è Asia, la figlia di Tata, che ha preso il mio posto. Ed è molto più paziente e attenta di quanto non lo fossi io. Sua nonna le sta insegnando a fare i tappeti. Ed io ballerò per sempre.
28 February La quiete dopo la tempestaQuando arriva il temporale dopo un lungo periodo senza pioggia, nessuno rimane mai veramente indifferente. C'è chi sbuffa; c'è chi pensa con nostalgia al sole; c'è chi, contro ogni logica, osserva rapito il lampo e ha paura del tuono; e c'è chi, come me, crede che un bel temporale ogni tanto, sia vitale. Pulisce l'aria, lava le strade, sfoga la natura... e poi tutto come prima, anzi, meglio. Ma può succedere, che quello che all'inizio si presenta come un temporale, si trasformi in una tempesta, in un uragano. E quasi mai, dopo una tempesta o un uragano, le cose ritornano quelle di prima. Un fulmine colpisce un albero; resterà per sempre la cicatrice sul tronco. Il vento strappa via i fiori; non ricresceranno più. Qualche tegola si è staccata dal tetto di casa mia. Chi arriverà domani non noterà la bruciatura della corteccia; non saprà mai che in mezzo a quell'erba c'erano dei fiori; e penserà che le tegole mancanti siano la conseguenza di una mediocre gestione condominiale. Ma io non potrò mai dimenticare la tempesta. E anche quando rivedrò il sole, davanti ai miei occhi sarà tutto diverso. Però con un po' di tempo, sarò di nuovo serena. O forse no. Sento molto la tua mancanza. Penso a te ogni minuto, e la metà dei miei gesti è legata a te. Sei una costante della mia vita, e la tua assenza mi smarrisce.Vorrei raccontarti mille cose, ascoltarne duemila, e rivivere ancora le banalità di tutti i giorni. E pur di tornare alla normalità, sarei disposta a tutto, ma questo l'ho già dimostrato in passato... forse tu non l'hai mai apprezzato. Però stavolta è diverso. Mi sento affaticata, mi sembra aver lavorato per nulla. Ne è valsa la pena? Certo che si. Ora la mia anima insicura ha bisogno di conferme. Di stimoli e di conferme. Credevo che tu fossi disposta a darmene. Ora, dopo tutto, inizio ad avere seri dubbi. Ma adesso, dimmi, ti prego, cosa succederà? Tu non ci pensi mai? Non soffri anche tu, come me? Non vorresti cambiare le cose? E se si, perchè non fai niente? Non so nemmeno io a chi sto parlando. Probabilmente non leggerai, o ti sembrerà tutto un insieme di parole senza senso. Mi dispiace. Sento davvero la tua mancanza. 10 February Il primo amore non si scorda maiHo amato davvero una volta soltanto. Il giorno che lo conobbi, nemmeno me lo ricordo. Eravamo poco più che bambini, senza il minimo sentore di quello che sarebbe accaduto di lì a qualche anno. Fin da subito ebbi un debole per lui. Mi divertiva che le sue guance fossero sempre rosse, e trovavo adorabile la sua risata troppo rumorosa. Mi accorsi immediatamente che non gli ero indifferente, ma credevo fosse qualcosa di passeggero, visto che a quell'età i maschi cambiano idea con estrema facilità in quanto a ragazze. Invece nel giro di poco tempo la storia divenne di dominio pubblico. Lui ebbe la cattiva idea di confidarsi con i suoi amici, che naturalmente vennero da me a "metterci una buona parola". Lui era all'oscuro di tutto, non voleva che io sapessi nulla. Per me la notizia fu solamente una conferma a un mio pensiero maturato già da tempo; fu comunque un piacere, ma provai un fastidio tutt'altro che leggero dovuto al fatto che lui non si facesse avanti. Non pretendevo una dichiarazione d'amore ,sia chiaro, semplicemente avrei voluto che dopo tutti i segnali che gli avevo mandato, fosse stato lui a fare il passo decisivo. Col senno di poi, ho capito che sbagliai a giudicare quel mancato agire come segno di un interesse poco marcato; in realtà era proprio perchè l'interesse era sincero che lui non trovava mai il coraggio di farsi avanti. Col passare dei mesi la situazione si mantenne pericolosamente stabile. Entrambi fummo coinvolti in alcune storielle adolescenziali di poco conto e di breve durata. Eppure fra di noi non era ancora cambiato niente. O almeno, era quello che credevo. Scoprii infatti, solo molto tempo dopo, che lui iniziò a serbarmi rancore, perchè interpretò il mio comportamento come un rifiuto. In realtà il mio errore più grande, e che rimpiango profondamente, fu quello di comportarmi come una donna, anzichè come una ragazzina. Se avessi risposto a chi mi diceva in continuazione:"A Noè, o sai che je piaci a ******!" con un semplice:"Pure a me me piace lui...", invece di fare la sostenuta, probabilmente lui avrebbe trovato quel coraggio che, ahimè, non trovò. Venne poi un periodo in cui forze di causa maggiore, chiamiamole così, ci allontarano, ma non ci divisero mai del tutto. E poi venne il periodo dell'amore. O meglio, del mio amore. Mi innamorai perdutamente di lui, ma le cose non presero la piega che desideravo. Infatti, sebbene da parte sua l'attrazione rimase, il ragazzino che conoscevo si stava trasformando in uomo, e tutta l'innocenza, il candore e la spontaneità, si stavano lentamente tramutando in voglia di divertirsi, amore per la libertà e ormoni. I tre anni che seguirono furono un'altalena. Ci vediamo esco con lei scusami ti passo a prendere mi sono fidanzato silenzio usciamo ma non dirlo a nessuno ancora silenzio mi sono lasciato alle 9 sotto casa tua domani ti chiamo adesso le cose sono cambiate anche tu con me hai fatto così... come stai?... mi sono fidanzato... Tutta quest'instabilità produsse in me dei cambiamenti irreversibili. Persi la voglia di amare che ogni donna dovrebbe avere, la fiducia che riuscivo così facilmente a concedere scoppiò come una bolla di sapone, divenni consapevole della mia estrema fragilità, iniziai ad avere paura ad espormi e la mia insicurezza aumentò. In quel tempo la mia mente non riusciva neanche a formulare frasi come " Ne arriverà un altro, e sarà quello giusto." oppure "Vedrai che col tempo starai meglio." Mi sembrava la cosa più maleddetamente impossibile del mondo che un giorno io avrei smesso di amarlo. E se devo essere sincera non sono poi tanto sicura di averlo fatto. Quando lo vedo, o gli parlo, provo una sensazione vaga e indefinita, come direbbe un certo Giacomo. Prima mi sento felice, perchè forse non sarà più amore, ma lui per me sarà sempre una persona fondamentale con cui ho condiviso molto e che mi ha cambiata, anche se inconsapevolmente. Poi però mi rattristo, e per qualche giorno non faccio che pensarci. Ormai non ho più il desiderio di stare insieme a lui. Ma vorrei davvero che le cose fossero andate diversamente. E soprattutto spero che lui non si dimentichi mai di me, spero di continuare a incontrarlo ogni tanto e dirgli come stai, e vederlo sorridere. Perchè il suo sorriso, grazie a Dio, è rimasto quello di sempre. Il primo amore non si scorda mai... e forse non si smette mai di amarlo davvero.
28 January ChiaraHo conosciuto una bambina, si chiama Chiara. Ha i capelli biondi e ondulati, due grandi occhi azzurri e la pelle delicata. L'ho conosciuta in un giorno di pioggia, mentre mi domandavo qual'era la cosa giusta da fare. Avevo cercato di nascondermi perchè non avevo voglia di parlare con nessuno, ma lei mi si è avvicinata, e mi ha detto "Ciao, come ti chiami?". Io che avevo la testa tutta da un'altra parte e lo sguardo perso nel vuoto, ci ho messo un po' a realizzare che qualcuno avesse parlato. Dopo una manciata di secondi le ho risposto, e abbiamo iniziato a chiaccherare. Le ho chiesto dove fosse la sua mamma, e lei mi ha indicato una signora seduta non molto lontano da noi, che allattava un bambino appena nato. Mi ha detto che andava all'asilo, che ogni tanto litigava con una bimba riccia perche le rubava sempre il temperino; non aveva il fidanzatino, anzi quando le ho fatto questa domanda, mi ha risposto con un sonoro "Bleah!". Poi Chiara mi ha detto: "Perchè sei triste?" "Beh, non sono proprio triste," le ho risposto io con un sorriso, "però ho un po' di pensieri..." Ho cercato di spiegarle ,come si farebbe con una bimba di 5 anni, che non vado molto d'accordo con mamma e papà, che anche se mi spaventa, mi piacerebbe vivere da sola. E lei mi ha detto: "L'importante è che porti con te il tuo peluche preferito." Certo che lo porto con me Harry, detto er patata, senza di lui non riesco a dormire. "Chiara, ora devo proprio tornare al lavoro, mi dispiace tanto, sei proprio simpatica." "Grazie, anche tu sei un po' simpatica... tieni, prendi questo!" mi ha detto lei, porgendomi un sasso bianco, poco più piccolo di una noce. "Grazie, è un sassolino molto bello... " "Ma non è un sassolino, non vedi?!?! E' la pietra delle magie! Basta che la porti con te, e ti porta fortuna." "Grazie, è un regalo bellissimo! " "Uffa, non è un regalo...quando non ti serve più me la ridai." "Ah, va bene... Mi torni a trovare allora!" "Si, un giorno... Ciaoooooo!" Ed è corsa via. Da quel giorno non l'ho più incontrata. Ogni volta che vedo una bambina bionda faccio attenzione, ma non è mai lei. La pietra però la porto con me, e quelle poche volte che l'ho dimenticata, sono tornata indietro a prenderla. Ieri è successa una cosa strana. Ho rivisto la mamma di Chiara, sulla stessa panchina dove stava allattando quel giorno. Le sono andata vicino, e le ho chiesto di salutarmi Chiara. Mi ha detto "Signorina, forse mi confonde con qualcun altro." Le ho detto che no, non mi ero confusa, avevo conosciuto sua figlia qualche mese prima, proprio là, mentre lei allattava il fratellino. Mi ha risposto che quel bambino nella carrozzina era il suo unico figlio.
Chi sia realmente Chiara non lo so. So solo che ripenso ogni giorno alle sue parole. Ultimamente racconto spesso i miei dubbi a chi mi è vicino... ma un consiglio così originale non lo avevo mai ricevuto. Qualcuno mi dice metti da parte i tuoi soldi, qualcun altro è certo che presto tutto si risolverà, e mi chiede di pazientare ancora. E io, dopo averci riflettuto così tanto che non riesco quasi più ad associare le parole alle persone, ho deciso che l'unico consiglio che seguirò è proprio quello di Chiara. Harry è con me da sempre, mi aiuta a dormire serena; quando sono triste mi basta guardarlo per sorridere un po'. Harry è un orsetto, è la mia infanzia, è la bambina che vive in me. E Chiara aveva ragione: senza quella bambina non vado da nessuna parte.
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